cicatrici e postura

Cicatrici e postura: l’intervento del fisioterapista

Cicatrici e postura scorretta

cicatrici e postura: come sono collegate?
cicatrici e postura: come sono collegate?

Come si collegano cicatrici e postura scorretta?

Talvolta essersi procurati cicatrici corrisponde ad aver avuto un contraccolpo oltre che alla cute anche al fisico:  per questo è fondamentale il supporto dell’esperto, ed in particolare del fisioterapista, dato che una cicatrice implica un processo di guarigione che interessa la cute e il sottocute.

L’importante processo capita quando si lesionano la cute o tessuti profondi si innesca un meccanismo di riparazione cha va ad unire e a colmare eventuali “spazi vuoti” con un tessuto fibroso, che, a seconda dell’entità dell’incisione, entro due anni dalla ferita, diventa simile a quello “perso“.

Non tutti sanno, peró, che spesso esiste un collegamento tra dolore cronico e cicatrici, che porta ad uno scompenso posturale.

Perché questo accade?

Quando la pelle avverte una lesione, si mobilita per ripararsi. Il tessuto peró non sará mai come quello di prima, e soprattutto se si formano cicatrici spesse o cheloidi, il sistema nervoso riceve un segnale di squilibrio da parte della cute. Una cicatrice che ha formato delle aderenze con il tessuto sottostante si manifesta come una spina irritativa per il sistema nervoso centrale. I meccanocettori presenti lungo l’epidermide trasmettono informazioni continue sull’anomalo stato di tensione o dolore proveniente da quella zona al SNC (Sistema Nervoso Centrale), il quale, a sua volta, attua meccanismi compensativi insiti nel suo codice genetico (sfuggire dal dolore!).

A sua volta, il corpo viene spinto ad adattarsi, anche a livello posturale, per compensare questo squilibrio: si instaurano, così, le posture scorrette, di compensazione, per evitare di sentire dolore, in risposta ad un continuo stato di tensione del distretto interessato

Il fisioterapista diventa importante per stimolare con giusti massaggi o a secco o con onde elettromagnetiche in modo che la cute che si leghi e che si riattivi la parte  a livello endocrino per l’aumento della secrezione di alcuni ormoni, a livello meccanico in quanto generano una ipomobilità dei distretti vicini quando si è in presenza di aderenze (bande di tessuto che uniscono in modo anomalo parti di norma separate), e a livello posturale.

Cicatrici: come distinguerle?

tipologia di cicatrici
tipologia di cicatrici

A seconda della loro evoluzione, possiamo distinguere diverse tipologie di cicatrici:

  1. Cheloide: é quello che in seguito ad un intervento chirurgico si cerca di evitare, dato che quando si sviluppa il tessuto di riempimento deborda dalla cicatrice. Ecco perché i movimenti dell’arto in questione dovrà essere limitato. Altrimenti si rischia che un’eccessiva produzione di matrice extracellulare, dà luogo alla formazione di queste cicatrici anomale, dall’aspetto lucente, roseo, a volte dure al tatto e anche molto rilevate, che prudono e dolgono spontaneamente.
  2. Ipertrofica: le cicatrici più tipiche normalmente si formano a seguito di un processo di guarigione meccanicamente stressato, ecco che a conoscenza di ciò l’arto verrà sollecitato il giusto perché spesso le riscontriamo nelle ferite legate alle articolazioni. Si manifesta come un’alterazione rossa, dura e rilevata che normalmente non oltrepassa i limiti della cicatrice iniziale. Compare dopo circa 1-2 mesi dalla nascita della cicatrice per cui dei massaggi che favoriscono la circolazione possono allietare e ridurre l’arrossamento.
  3. Atrofica: le cicatrici atrofiche si osservano in soggetti anemici, astenici e in altre condizioni patologiche (acne, varicella ecc.) che posseggono di  un tessuto cicatriziale insufficiente che, in certi casi, può causare la riapertura di ferite apparentemente rimarginate.
  4. Retraente: è caratterizzata da una retrazione cutanea spesso collegata in punti di sutura, ormai delle spillette, non più ago e filo, causa una riduzione della superficie ed ha come sede tipica le aree articolari sottoposte a flessione o estensione. Essa provoca un deficit funzionale soprattutto quando interessa regioni come il collo, l’arto superiore, la mano e l’arto inferiore.

Come interviene il fisioterapista? Noi siamo qui per spiegarvelo grazie al nostro filo diretto col dott. Michele Ippolito, che è voluto scendere nel dettaglio, spiegando che: “Come fisioterapista applico principalmente il giusto massaggio in modo che si allentino i ponti di fibre collageniche che creano problemi nello scorrimento tessutale.”

L’importanza del supporto della fisioterapia è dato, fondamentalmente, dal riuscire a ridurre svariate tensioni meccaniche (accavallamenti nella pelle tra i lembi) che ledono la giusta sutura a causa della sottocute che non ha ben legato

Aldilá delle pure questioni fisiche, l’importanza del curare certe ferite è riscontrabile anche nell’aspetto emozionale: a facilitare il lavoro del fisioterapista puó essere senza dubbio utile il supporto dello psicologo, soprattutto quando la cicatrice in questione nasce da situazioni psicologicamente spiacevoli o in conseguenza a cambiamenti fisici definitivi. Gestire la situazione in team, crea sicuramente il clima adatto per consentire al paziente di affrontare al meglio la situazione, e conviverci senza particolari difficoltá.

 

Eugenio Fiorentino

 

Condividi la tua opinione